Foto con le braccia conserte. Ecco perché i candidati continuano a sbagliare.

Nella vita, ogni tanto qualcuno lo dimentica, io faccio politica e in questi giorni, a poco più di un mese dalle elezioni amministrative dell’11 Giugno, la mia home di Facebook si sta riempiendo di centinaia di “santini” elettorali e nuove foto di profilo di amici e amiche candidate con le braccia conserte, una posa che non c’è mai stata manco per sbaglio in una qualsiasi immagine di profilo. Continua a leggere

Vero o falso? Come scoprirlo con una foto

Ogni tanto capita che la mia home passi dal mostrarmi solo foto di carbonare e gattini al tempestarmi di post con le fotografie di guerra, spesso sono le stesse e alcune volte vengono utilizzate a distanza di tempo come “prova” di attacco, un bombardamento o un massacro di civili e viene, forse, naturale chiedersi se sia o meno una fake news quella che si sta leggendo, per questo conviene sempre verificare e poi condividere. Continua a leggere

Perché ci piacciono le foto con blu.

Ormai è un dato di fatto che ogni colore ci stimola in modo differente a livello psichico e fisico, i colori prevalenti nel nostro abbigliamento rivelano il nostro umore e i tratti caratteristici della nostra personalità e le statistiche di Instagram ci dicono che le foto che hanno come colore prevalente il blu, con tutte le sue sfumature, prendono in media il 24% dei mi piace in più delle fotografie che presentano il colore rosso. Continua a leggere

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Perché le immagini dei tumori non fanno smettere di fumare

Da un anno queste immagini devono occupare la maggioranza del pacchetto, nell’ambito di una campagna internazionale di sensibilizzazione sui danni del fumo e che ogni anno, in Italia, causa la morte di circa 80mila persone. I fumatori nel nostro paese sono circa il 22% della popolazione totale, più o meno 11,5 milioni di persone nel 2016 rispetto ai 10,9 del 2015. Il consumo medio di sigarette è pari a 13 al giorno, ma il 75% dei fumatori ne consuma più di 10 al giorno.

Per qualche mese sui pacchetti c’erano soltanto le frasi, che però non hanno funzionato, un po’ perché non venivano lette e un po’ perché, onestamente, se non sai com’è fatto un tumore ai polmoni non te lo immagini quando leggi le probabilità sul pacchetto.

L’idea delle immagini è semplice:  l’impatto psicologico delle foto shock spinge a smettere di fumare. Questo perché l’amigdala reagisce agli stimoli emozionalmente potenti, come la paura e il disgusto e le esperienze che hanno un forte impatto emotivo tendono ad avere un impatto anche sui nostri processi decisionali. Un test, come sempre svolto negli Stati Uniti, questi fanno test su tutto, con volontari sottoposti a risonanza magnetica ha dimostrato che i pacchetti con le immagini hanno un impatto emotivo più forte rispetto ai testi scritti. Purtroppo non sembra funzionare come dissuasore. Non solo per le sigarette. Non funziona mai utilizzare immagini traumatiche con costanza per ottenere un risultato.

Quante campagne di sensibilizzazione avete visto con i bambini denutriti? Con le macerie di un terremoto? Quante volte avete visto la foto di un incidente d’auto per dire stop alla guida in stato di ebrezza? Tante e che risultato hanno avuto? Nessuno. Non è che siamo dei mostri insensibili è che si attivano due processi mentali: la rimozione e l’abitudine. Il primo è un meccanismo di difesa, la nostra mente tende a rimuovere ciò che ci disturba o è traumatico e sul secondo c’è poco da dire. Se qualcosa entra nella nostra quotidianità, con il passare del tempo, smettiamo di farci caso. Quanti serie tv con serial killer e autopsie sono passate in televisione ogni giorno? Quanti film con scenari apocalittici? Quanti horror? Siamo tremendamente abituati a tutto ciò che è macabro e per questi motivi anche usare immagini sempre più cruenti non renderà più utile la strategia di contrasto al fumo.

Se proprio si vuole fare una campagna antifumo usando i pacchetti di sigarette, ovvero quando è già tardi, e se proprio si vuole porre l’accento sui rischi per la salute io lo farei senza mostrarli. Si. Si è possibile parlare anche dei denti rovinati senza mostrare una bocca devastata ma con la foto di uno di quei classici e irreali sorrisi da pubblicità dei dentifrici. Le immagini di ciò che sarebbe la nostra vita senza il fumo avrebbero sicuramente più successo di quelle che dimostrano com’è continuando a fumare. Lo dico solo se proprio si vuole continuare a fare questa cosa dei pacchetti e non qualcosa di più serio.

Quante foto sono caricate sui social?

Se sei qui, te lo sei chiesto pure te, deve essere una giornata particolarmente noiosa per cercare risposte a domande del genere. La fotografia analogica, quella con il rullino, nel 2000 ha raggiunto il suo anno di massimo splendore con circa  85 miliardi di fotografie, un dato che può aiutare come punto di riferimento.

Oggi gran parte delle foto che vengono scattate con lo smartphone finiscono in pochi secondi sul web. KPCB, che ogni anno redige un rapporto sulla crescita del web e le nuove tendenze, ha raccolto ed elaborato i dati su quante foto sono caricate ogni giorno online, sui social e sui siti.

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Fino al 2011, anno in cui usavamo Facebook già da qualche anno, io mi sono iscritto nel 2008, i blog erano ancora nel pieno delle loro attività, le foto caricate online superavano di poco i 300 milioni al giorno, 9 miliardi al mese, quasi 110 miliardi l’anno, che non sono poche. Il 2011 si chiuse con 375 miliardi di foto scattate, di cui 110 online, in un solo anno si fotografò circa il 10% di tutto il patrimonio fotografico mondiale, dal 1826 al 2011.

Il 2015, invece, si è chiuso con oltre 3mld di fotografie online pubblicate ogni giorno.

Una crescita così elevata, un boom della condivisione, è determinata da diversi fattori: sempre più persone hanno accesso ad internet da mobile, le fotocamere degli smartphone sono più potenti ed è diminuito anche il costo per la connessione, sia per l’utente che per chi fornisce il servizio e questo ha fatto in modo che sempre più persone abbiano avuto la possibilità di iscriversi sui social.

  • Su Flickr sono iscritte 112milioni di persone e sono caricate 11miliardi di foto,
  • Instagram ha raggiunto quota 600milioni di utenti, in 6 anni, con oltre 40miliardi di foto,
  • Facebook con 1,86 miliardi di utenti e ogni minuto, in media, sono caricate 136mila foto per un totale di oltre 250miliardi di fotografie caricate.

Adesso forse vi stupirò, Facebook non è il social dove carichiamo più foto ogni giorno e neanche Instagram. Le piattaforme con più upload di fotografie, appena scattate e subito condivise, sono Snapchat e WhatsApp. Sulla prima soli 160 milioni di utenti condividono circa un miliardo di foto ogni giorno (Snaps), che dopo un periodo di tempo spariscono e sulla seconda gli utenti hanno superato da poco superato il miliardo e le foto inviate ogni giorno 1.6 miliardi.

La gestione e l’archiviazione di questi dati ha costi sempre maggiori per questo motivo Facebook e le sue costole hanno deciso di adottare la funzione storie.

Se avete letto fino a qui sono passati due minuti: sono state condivise circa 334 mila foto.

Cyberbullismo: ricattata a 12 anni per foto intime su Instagram.

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Succede a Torino, la notizia è di questi giorni. Laura ha 12 anni e un ragazzo, di un anno più grande, a cui decide di chiudersi in bagno e di inviare una decina di foto intime. Il sexting, perché bisogna chiamare le cose con il loro nome, è una pratica ben diffusa tra tutte le generazioni e in diversi paesi e di per se non è un problema, non facciamo finta che nessuno di noi non abbia mai mandato a chi frequentava una foto intima o ricevuto.

La storia d’amore, però, finisce e poco tempo dopo quegli scatti finiscono pubblicati su Instagram e Laura, a scuola, diventa la vittima perfetta da prendere in giro. Chiunque sia stato vittima di bullismo o conosca qualcuno che lo è stato sa che svegliarsi ogni mattina per andare in un luogo di scherno, offese e violenze è una tortura e un inferno.

Su Instagram le foto, ovviamente, non sono state pubblicate per errore, è stato proprio l’ex fidanzato a metterle online che, assieme ad altre due ragazze, ha cominciato a bullizzare Laura. Prima piccole offese a scuola poi la vera persecuzione: i tre andavano sotto casa della ragazza,  urlandole di uscire con loro, per proseguire gli atti di bullismo iniziati a scuola, poi le telefonate con il numero privato finché non avesse ceduto per uscire di casa. Una volta uscita di casa e seguito i tre aguzzini, perché, come sempre, le cose vanno chiamate con il loro nome, la sottopongono in luoghi pubblici, come i giardinetti, ad umiliazioni come leccare le scarpe dei tre o mettendole il viso dentro una pozzanghera.

Il tutto era possibile perché Laura era tenuta sotto ricatto dai tre, che avrebbero mandato una copia delle foto a genitori e docenti, se ne avesse parlato con qualcuno o non eseguito gli ordini che le davano.

Nel frattempo Laura passava le giornate nella sua stanza a piangere e a sfogare i propri stati d’animo su post-it che poi nascondeva. E’ andata avanti fino a quando ha deciso di confidarsi con una sua amica, che aveva partecipato ad un corso antibullismo, e in seguito con la madre. Così sono partite le indagini, il profilo Instagram oscurato e i tre portati in centrale per le deposizioni.

Il ragazzo e le due ragazze, dopo essere stati interrogati e certificate le accuse, seguiranno un percorso di recupero con i servizi sociali ma non riceveranno nessuna pena, in quanto per l’attuale sistema legislativo al di sotto dei 14 anni non si è mai imputabili in quanto sussiste la presunzione assoluta di incapacità d’intendere e di volere.

Forse, sarebbe il caso, come per i minori fra i 14 e i 18 anni, di iniziare a valutare caso per caso perché ad ogni azione ha degli effetti e quelli del cyber bullismo possono essere imprevedibili. Quelle foto ora potrebbero rimbalzare da un sito di pornografia minorile all’altro, essere postata sui gruppi dello stupro virtuale, su cui il Maschio Beta ha svolto un’inchiesta, e Laura, che adesso studia in un’altra scuola, potrebbe sentirsi dire “Ehi! Ma non sei tu, questa?” 

Scopri di più sul cyberbullismo

Beoncam: il futuro della fotografia è a 360°?

Le prime foto a 360° le abbiamo viste su Google Maps, poi, Facebook le ha introdotte nel luglio del 2016 e nel mese di novembre 2016, il New York Times ha lanciato The Daily 360, una serie di video a 360 gradi per raccontare gli attacchi aerei sauditi, la violenza in Siria, e altro ancora.

Per questo motivo sono stati sviluppati diversi accessori per smartphone e fotocamere per scattare a 360°: Insta360, la Allie 360, il Nico360, la Insta360 Pro, questo senza contare le telecamere a 360 gradi di Nokia, Samsung, LG, Huawei, e anche Kodak, che tutti davano per morta dopo la storia dei rullini e il passaggio al digitale.

Beoncam, prodotto dalla Spacemap di Singapore, va un po’ oltre. E’ la prima fotocamera che può essere alloggiata dentro il cinturino di un orologio, appositamente realizzato dalla Spacemap. Ha un sensore ottico di 24,5 millimetri x 46,6 millimetri, cattura immagini da 5 megapixel, e video fino a 1.200×1.200 di risoluzione, può scattare dai 190° ai 360° e possiede un giroscopio che orienta la posizione della fotocamera quando si scatta. Inoltre, proprio perché può essere indossato come un orologio è resistente all’acqua.

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Il dispositivo può essere associato, con bluetooth e wi-fi, ad uno smartphone, apple o android, tramite un’app che consente la gestione della fotocamera, l’editing delle foto e la loro condivisione sui social.

Il grande vantaggio è che può permettere di fotografare e filmare il tutto, della vita quotidiana delle persone, che si tratti di tempo libero o durante l’attività fisica, senza dover portare in giro attrezzature ingombranti, anche uno smartphone, rispetto ad un orologio, risulta ingombrante. Entro la fine del 2017 l’azienda metterà in vendita tutta una serie di accessori tra cui un cinturino da polso, un treppiede, un cinturino per il manubrio della bicicletta, un cavo USB, un panno per lenti, una custodia per il trasporto, e un involucro impermeabile. Il tutto acquistabile dal loro sito.Il costo, al netto di tutti gli eventuali gadget, non proibitivo può rendere questa fotocamera un eventuale regalo di natale e farlo finire ai polsi di molti.

Però il 360° se vuole diventare il futuro della fotografia dovrà essere integrato anche sui social della fotografia come Instagram, Flickr o 500px, per dirne alcuni.

Storie che non durano. L’amore non c’entra, parlo dei social.

Se avete aperto il link sperando che vi dessi consigli su come rilanciare la vostra coppia mi dispiace, io l’avevo detto. Qui leggerete solo dell’onnipresente funzione “Storie” sui maggiori social.

Snapchat è nato così, un social di sole storie, molto usato dai giovani americani, e quando Mark Zuckerberg non è riuscito ad acquistarlo ha incluso questa funzione prima su Instagram e dopo aver visto che funzionava, piaceva e veniva utilizzata anche su Facebook e Whatsapp. Ora più di un miliardo e mezzo di persone ogni giorno può condividere tutte le storie che vuole e che, però, dopo 24 ore non sono più visibili.

Le storie rispondono, oltre che alla concorrenza, ad un problema per chi gestisce un social network: l’archiviazione dei dati, che ha un costo. Facebook, per esempio, ogni giorno deve immagazzinare cerca 500 terabyte di dati tra foto, video e testi, al contrario, le storie sono archiviate solo per poco tempo e non conservate in eterno. Così ognuno di noi può pubblicare tranquillamente le sue 15 foto di ogni attimo della nostra routine, farlo sapere agli amici e far risparmiare spazio e soldi ai social.

Questo nuovo modo di concepire i social, per me, ha rivoluzionato il senso della fotografia, ed anche dei video, per la prima volta una di quelle che viene definita fonte storica, da cui si può ricavare una conoscenza di un evento e rimane nel tempo come prova, non lo è più, viene meno a questa funzione.

Certo, io sono dell’avviso che le foto, che per noi hanno un grande valore per la nostra memoria e la nostra identità, vadano stampate e che ci saranno sempre foto conservate di un evento però saranno sempre meno le persone che, vedendo i vigili del fuoco operare in un palazzo in fiamme, pubblicheranno una foto sul proprio profilo e sempre di più quelle che pubblicheranno una “storia”, con il risultato di perdere la prova di un fatto.

E’ vero che non tutti noi siamo testimoni di eventi di una certa rilevanza ma non dobbiamo pensare per forza che le foto di quello che mangiamo non interessino a nessuno, perché forse qualcuno fra 200 anni studierà i nostri profili di Facebook, Instagram e Twitter per capire come vivevamo. Un po’ come noi che andando in un museo, insieme alle statue dei grandi condottieri, vediamo gli oggetti della quotidianità che ci raccontano la vita vera di quelle persone.

In tutto questo c’è un po’ d’ironia. Sopratutto che si chiami “storia” una funzione che, dopo 24 ore, gli eventi non li conserva, non li fa ricordare ma li cancella.

Perché Salvini si fa i selfie?

Lo so, iniziare la giornata, anzi la settimana, con una raffica di selfie di Salvini potrebbe non essere il massimo. Era da qualche giorno che ci pensavo, dopo le reazioni alla speculazione politica fatta da Matteo su Rigopiano, così sono andato a spulciare gli album fotografici di un po’ di politici.

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Ognuno di noi ha una propria strategia comunicativa, alcune sono più costruite di altre, dipende sempre dagli scopi e in politica uno degli obiettivi base è creare consenso e lo si fa con slogan, mantra ripetuti all’infinito, grafiche, video e foto, che devono avere una loro coerenza e dietro c’è tanto studio e tanto lavoro. In tutto questo, però, l’eccessivo uso dei selfie sembra stonare un po’. Insomma, le mode sono mode e in tanti si sono fatti i selfie, Obama, Renzi, la Merkel, Di Battista e tanti altri ma Salvini esagera.

Per farvi un esempio del raduno a Coblenza delle destre europee abbiamo due storytelling diversi.L’iniziativa è la stessa, i vestiti e i sorrisoni anche ma sono due mondi completamente diversi. Nella prima i leader delle destre europee sembrano il cda di una multinazionale, nella seconda il post-cena del sabato. Il punto è proprio questo. Tutti i suoi riferimenti politici, in Europa e non, così come gli avversari politici italiani cercano di darsi un tono istituzionale.

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Sulla pagina della Le Pen

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Sulla pagina di Salvini

 

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Marine Le Pen (Front National)

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Marcus Pretzell (Alternative fur Deutschland)

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Poi c’è Salvini. Salvini è riuscito a praticare quello che Grillo predica bene ma razzola male, il dogma dell’antipolitica e dell’anticasta, per il semplice motivo che tutti gli esponenti di spicco del Movimento 5 Stelle stanno provando a costruirsi anche un’immagine più formale, con risultati ancora da vedere, mentre il leader della Lega cerca di allontanarla il più possibile e cosa c’è di meno formale e convenzionale di un selfie per un leader politico?

Un selfie ti fa sembrare meno noioso, riduce la distanza, mette in contatto diretto, senza intermediari, se non lo smartphone, non c’è un fotografo professionale o un evidente costruzione della foto. Anche se sappiamo che prima di pubblicarne uno, ci facciamo almeno 10 selfie da 10 punti di vista diversi e poi un’aggiustata di filtri su Instagram. E’ così che Matteo Salvini prova a colmare l’abisso tra la politica e i cittadini, soprattutto con i giovani, usando i selfie. Purtroppo e per fortuna è un po’ più complesso risanare questo rapporto e non basta adottare una strategia comunicativa.

Proprio per questo motivo farsi un selfie sui luoghi del dolore, durante le passerelle per racimolare qualche voto, in cambio di qualche vuota promessa, è a tratti inopportuno.

Davvero si vede il Circeo da Campocatino?

Ancora una volta, sul gruppo Facebook di “VIVI CIOCIARIA“, una foto divide gli utenti. Sabato viene pubblicato uno scatto secondo il quale da Campocatino, che supera i 1800 msl, si riescono a vedere i profili del monte Circeo, distante 80km, e delle isole di Ponza e Palmarola, che sono a quasi 100km. Continua a leggere

Si getta nel fiume. La foto è discutibile

La notizia è che questa mattina è stato ritrovato il corpo dell’insegnante che ieri si è gettata nel fiume Liri (Sora, Fr).

Sul posto, oltre i soccorritori, erano presenti gli inviati dei giornali locali e per me è un problema la scelta di alcune foto, invece di altre, presa da certe redazioni per raccontare la notizia. Continua a leggere

Sguardo sulle borgate

“Ammiro la periferia per la sua capacità di “frontiera”, sviluppo e capacità di adattamento, cambiamento e proposta. La amo quando è capace di prendersi cura di se. Soprattutto, di fronte all’incuria e al disinteresse generale.” Pas

Da quando si sono accesi i riflettori mediatici sulle periferie, trasformando un tema sociale in un argomento da talk show, si è costruita una narrazione negativa e pessimista del territorio e delle persone che lo abitano. La periferia è diventata sinonimo di degrado, malaffare, criminalità e persone abbandonate a se stesse nell’assenza delle istituzioni. Continua a leggere

5 Cose da sapere sulla foto del lago “ghiacciato”

Valentina, il 6 gennaio, decide di postare su “VIVI CIOCIARIA”, un gruppo su Facebook, con oltre 35mila utenti, gestito dall’omonima Associazione Culturale, uno scatto realizzato in modalità infrarosso, a maggio, a Posta Fibreno.

Come tanti altri appassionati di fotografia, specifica nel post il luogo, la data e la modalità di scatto e contrariamente alle sue aspettative la foto diventa virale e probabilmente più di qualche utente distratto, sorvolando sulla descrizione, ha pensato che il lago si fosse ghiacciato.

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Come non vergognarti delle tue foto di Natale

Non facciamo finta di niente, il Natale è arrivato, in realtà, nei negozi già a fine novembre era già arrivato. E’ arrivato anche il momento di fare qualche foto ricordo. Il mondo è più bello, la casa pure, i parenti sono tutti felici, ci sono gli addobbi, i regali, l’albero e c’è tanto altro che possiamo fotografare e fare anche in modo di non pentirci di aver pubblicato su Facebook e Instagram foto da schifo. Continua a leggere

Dove va la fotografia?

 

2016_popular_photo_categoriesE perché è importante saperlo.

La fotografia, come tutti gli aspetti della nostra vita, è soggetta a mode, più o meno temporanee, che possono influenzare lo stile fotografico di tutti, professionisti e non, chi per sperimentare, chi per entrare in una cerchia ed affermarsi in un settore, chi per non restare fuori e per tutte le umane motivazioni per cui veniamo coinvolti da una moda. Continua a leggere

Il valore di una foto non sta nei mi piace.

img_1016-1E’ un errore comune, lo fanno un po’ tutti e non solo con le foto, pensare che un contenuto che produciamo e mettiamo online abbia un valore diverso in base al numero di interazioni, mi piace, condivisioni e commenti, che riceve. Dobbiamo sempre tenere a mente che, invece, il loro valore sta nel perché l’abbiamo scattate e nel perché abbiamo deciso di condividere quei ricordi con altre persone sui social. Continua a leggere

Perché le foto sono importanti

Ho fatto un incontro un po’ particolare, forse, qualcuno avrà litigato con la macchina fotografica.

E’ curioso come un piccolo oggetto possa aprire una voragine e permettere ad una miriade di ricordi dell’infanzia di riemergere; la mia camera trasformata in un laboratorio per sviluppare le pellicole, le scatole piene di rullini al rientro dalle vacanze e un modo diverso di vivere la fotografia. Continua a leggere

Vogliamo crederci, partiamo da un blog.

Nelle ultime settimane da più parti, amici, conoscenti e anche qualche fotografo, sicuramente, più professionista di me, mi spingono a valorizzare sempre di più la mia passione e il mio talento per la fotografia.

Riconosco di avere un certo occhio. Ogni tanto, mentre passeggio, anche in posti che vedo tutti i giorni, mi capita di vedere il mondo da prospettive diverse e insolite, ad accorgermi dettagli ed elementi che aggiungono quel pizzico di meraviglia alla quotidianità. Riconosco, anche, di non avere molte conoscenze tecniche, in senso stretto, lo dico perché nonostante tutto ho una buona dose di umiltà.

Partiamo quindi da un piccolo blog, per iniziare. Partiamo non per plurale maiestatis ma perché questo spazio appartiene a tutti quelli che apprezzano le mie foto, a chi vorrà darmi qualche consiglio e a chi, magari, deciderà di dare anche una mano.