Dove va la fotografia?

 

2016_popular_photo_categoriesE perché è importante saperlo.

La fotografia, come tutti gli aspetti della nostra vita, è soggetta a mode, più o meno temporanee, che possono influenzare lo stile fotografico di tutti, professionisti e non, chi per sperimentare, chi per entrare in una cerchia ed affermarsi in un settore, chi per non restare fuori e per tutte le umane motivazioni per cui veniamo coinvolti da una moda.

Per chiarirci non ho intenzione di parlarvi dei selfie, su cui già c’è un’ampia produzione letteraria, ma delle linee di tendenza che si sono affermate quest’anno e che possono continuare ad incidere nel come, dove, quando fotografiamo, nei soggetti che scegliamo ed anche come ci facciamo selfie.

Sui social, soprattutto Instagram, si sono affermate sei linee di tendenza. Linee che possono anche coesistere all’interno dello stesso scatto, altre un po’ meno perché sono antitetiche. Quest’anno abbiamo raccontato attraverso le foto un approccio più spirituale alla nostra vita (Divine Living), spiritualità in senso ampio che si declina nelle fotografie di persone che fissano l’orizzonte, guardano il cielo magari in un ambiente aperto oppure sono colpite da fasci di luce.

Il progresso tecnologico è stato un altro grande protagonista, in modo particolare l’integrazione della tecnologia con l’uomo (Extented Human): gli occhiali 3d per la realtà virtuale, gli smartwatch, le case smart e i robot. Questi sono i soggetti più fotografati e condivisi sui social.

Nel 2016 in tanti paesi ci sono stati importanti appuntamenti elettorali, elezioni e battaglie politiche che hanno avuto una loro narrazione anche sui social, non solo in termini propagandistici da parte dei comitati elettorali ma dalle persone che si sono impegnate. Ognuno ha raccontato il proprio attivismo e soprattutto i giovani il coraggio di essere alternativi, ribelli e di saper prendere scelte radicali e forti rispetto al proprio contesto (Outsider In). Sempre su questa scia si è radicata l’estetica del disordine, del caos e dell’imperfezione (Messthetics). Una tendenza che contrasta ciò che si vede ovunque, l’uguale e la finta perfezione, come le foto delle villette a schiera.

Abbiamo visto riaffermarsi il minimalismo (Silence vs Noise), sia nelle foto che nelle grafiche, come risposta ad un modo di fare comunicazione diventato sempre più fastidioso perché eccessivo, che crea confusione in chi guarda. Forse sarà la facilità con cui i filtri che si possono applicare sulle foto durante l’editing, però anche il surreale (Surreality) si è ritagliato un posto di primo piano in questo 2016.

Al di là di ricerche statistiche che si possono fare e che interessano il giusto, avere queste informazioni su dove va la fotografia ci permette di sapere come universalmente percepiamo il mondo gli altri e noi stessi e su cui possiamo rifletterci perché magari la nostra richiesta di spiritualità nasconde un senso di vuoto che proviamo, raccontare la ribellione mostra il disagio diffuso delle persone.

Dopotutto la fotografia, come tutte le opere d’arte, dice molto più su noi stessi rispetto a quanto vorremmo dire.

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