5 motivi per cui la felicità si trova su Instagram

Lo usiamo un po’ tutti e da qualche anno e, magari, anche voi vi sarete resi conto della felicità che, tutto l’anno, trasmettono le foto che vediamo e condividiamo. 12333978183_edecfd3b8e_bLe foto di cuccioli di animali, animali che fanno cose “buffe”, bambini, piatti, i selfie al mare o al bar con gli amici, le foto di coppia e visto che ci siamo quasi le foto degli addobbi di Natale.

Tutto molto bello ma perché?

Siamo, un pizzico, social dipendenti. Avete presente il cane di Pavlov? Il meccanismo è semplice: più noi riceviamo consensi (mi piace, commenti, condivisioni e followers) più noi pubblichiamo per riceverne, ci aspettiamo di ottenerli e tant’è vero che ci rimaniamo male se un nostro contenuto non riscuote il successo sperato o va diversamente e ci sentiamo soddisfatti. Paradossalmente appena fatta una nuova esperienza, si visita un luogo o altro siamo più propensi a pensare ai mi piace che prenderanno i nostri contenuti che a ciò che abbiamo appena fatto. Tutto questo avviene per un semplice motivo: condividere e prendere mi piace fa rilasciare al nostro cervello un po’ di dopamina e se un problema non lo so, capiamolo.

L’unicità. Già qualcosa l’accennavo qui. Tendenzialmente è molto complicato che esistano due foto identiche, potranno essere simili, molto, proprio tanto ma mai uguali. Fotografare ci emoziona perché ci permette di immortalare un attimo che non si ripeterà mai più e questo genera una tensione emotiva, tra ansia, aspettative e soddisfazione.

Instagram rende bello tutto, non fa miracoli però aiuta. Hai fatto una foto che fa un po’ schifo, magari per la luce, la messa a fuoco, i colori e altro ci pensa la post-produzione, tra editor e filtri, possiamo tranquillamente pubblicarla perché tanto l’ha sistemata l’app.

Siamo prime donne. Nel paese reale, per quanto ci possiamo sforzare, non siamo sempre così bravi a recitare il nostro personaggio e qualche volta non riusciamo ad apparire come vorremmo. In più, in media, parliamo di noi stessi fino al 30% durante una conversazione, che è un po’ poco per il nostro egocentrismo. Su Instagram possiamo, al minimo, parlare di noi anche all’80% e non è solo una questione di selfie. Abbiamo tutto il tempo per trovare una posa, per fare lo sguardo giusto e tutte queste altre finzioni, cerchiamo una frase su aforismi.it da aggiungere come didascalia, scegliamo accuratamente gli hashtag e andiamo online. Stessa operazione che ripetiamo quando fotografiamo il cibo, il nostro animale, l’auto e il nostro outfit, perché vestiti non è trend. Una bella carica di autostima.

Siamo tutti più gentili. E’ vero o no che quando qualcuno vi fa un complimento sotto una foto vi comportate come se mai nessuno ve li avesse fatti? Niente di male, eh! Instagram funziona sul principio della reciprocità e della conversione. Chi mette mi piace ad una foto si aspetta di riceverne un altro da quella persona e chi li riceve, ad eccezione ha fatto la scuola dal Marchese del Grillo, si sente in dovere di ricambiare (reciprocità). Quando le interazioni aumentano, tanti mi piace da parte dello stesso utente, o diventano più impegnative come un commento la nostra gentilezza aumenta per fare in modo che quella persona diventi un nostro follower (conversione).

Se hai letto fino a qua, intanto complimenti, avrai capito il perché del titolo provocatorio e che da questi punti dovremmo ripartire per recuperare un rapporto più sano con noi stessi, con gli altri e con i social

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