Cyberbullismo: ricattata a 12 anni per foto intime su Instagram.

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Succede a Torino, la notizia è di questi giorni. Laura ha 12 anni e un ragazzo, di un anno più grande, a cui decide di chiudersi in bagno e di inviare una decina di foto intime. Il sexting, perché bisogna chiamare le cose con il loro nome, è una pratica ben diffusa tra tutte le generazioni e in diversi paesi e di per se non è un problema, non facciamo finta che nessuno di noi non abbia mai mandato a chi frequentava una foto intima o ricevuto.

La storia d’amore, però, finisce e poco tempo dopo quegli scatti finiscono pubblicati su Instagram e Laura, a scuola, diventa la vittima perfetta da prendere in giro. Chiunque sia stato vittima di bullismo o conosca qualcuno che lo è stato sa che svegliarsi ogni mattina per andare in un luogo di scherno, offese e violenze è una tortura e un inferno.

Su Instagram le foto, ovviamente, non sono state pubblicate per errore, è stato proprio l’ex fidanzato a metterle online che, assieme ad altre due ragazze, ha cominciato a bullizzare Laura. Prima piccole offese a scuola poi la vera persecuzione: i tre andavano sotto casa della ragazza,  urlandole di uscire con loro, per proseguire gli atti di bullismo iniziati a scuola, poi le telefonate con il numero privato finché non avesse ceduto per uscire di casa. Una volta uscita di casa e seguito i tre aguzzini, perché, come sempre, le cose vanno chiamate con il loro nome, la sottopongono in luoghi pubblici, come i giardinetti, ad umiliazioni come leccare le scarpe dei tre o mettendole il viso dentro una pozzanghera.

Il tutto era possibile perché Laura era tenuta sotto ricatto dai tre, che avrebbero mandato una copia delle foto a genitori e docenti, se ne avesse parlato con qualcuno o non eseguito gli ordini che le davano.

Nel frattempo Laura passava le giornate nella sua stanza a piangere e a sfogare i propri stati d’animo su post-it che poi nascondeva. E’ andata avanti fino a quando ha deciso di confidarsi con una sua amica, che aveva partecipato ad un corso antibullismo, e in seguito con la madre. Così sono partite le indagini, il profilo Instagram oscurato e i tre portati in centrale per le deposizioni.

Il ragazzo e le due ragazze, dopo essere stati interrogati e certificate le accuse, seguiranno un percorso di recupero con i servizi sociali ma non riceveranno nessuna pena, in quanto per l’attuale sistema legislativo al di sotto dei 14 anni non si è mai imputabili in quanto sussiste la presunzione assoluta di incapacità d’intendere e di volere.

Forse, sarebbe il caso, come per i minori fra i 14 e i 18 anni, di iniziare a valutare caso per caso perché ad ogni azione ha degli effetti e quelli del cyber bullismo possono essere imprevedibili. Quelle foto ora potrebbero rimbalzare da un sito di pornografia minorile all’altro, essere postata sui gruppi dello stupro virtuale, su cui il Maschio Beta ha svolto un’inchiesta, e Laura, che adesso studia in un’altra scuola, potrebbe sentirsi dire “Ehi! Ma non sei tu, questa?” 

Scopri di più sul cyberbullismo

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