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L’occasione perduta del “trenino” dei ciociari.

Parto da questa foto. Da quel che resta, dopo cent’anni, della gloriosa ferrovia Roma-Fiuggi-Alatri-Frosinone.

Per la Pasqua e per il compleanno di mia madre mi sono ritrovato in giro per la Ciociaria. Torno poco per questo, alcune volte, mi ritrovo a scoprire novità che per tutti gli altri sono note da tanto o che, magari, nella quotidianità della loro vita manco se ne sono accorti.

Così, da Alatri verso Fiuggi, mentre ero in auto, ad un certo punto, guardando il bordo della strada, mi sono accorto che non c’era più traccia dei binari e che c’erano rimasti solo una decina di tralicci di quella che all’inizio del ventesimo secolo era la ferrovia che collegava la Ciociaria alla Capitale.

140 Km di ferrovia, con una ventina di stazioni, che doveva essere l’alternativa alla linea Cassino-Frosinone-Roma, gestita dalle Ferrovie dello Stato e alle strade statali e provinciali, molte non ancora asfaltate.

Le stime dei vari gestori, che si sono succeduti nel tempo, sono di circa due milioni e mezzo di viaggiatori che si servivano annualmente della ferrovia, non tanto per l’intera tratta Frosinone-Roma, perché, come ricordano tutti gli anziani della città e dei paesi, attraversati dalla tratta, ci volevano quasi cinque ore. Così era gettonato per i brevi spostamenti intercomunali come i tratti suburbani: Fiuggi, Borghesiana, Zagarolo, San Cesareo, Cave, Genazzano, Palestrina, Collepardo, Frosinone, Alatri, Serrone, Acuto, Piglio, Torre Cajetani e Trivigliano erano alcuni dei centri della Ciociaria e della Provincia di Roma collegati e tra i quali lavoratori, studenti e merci si muovevano.

Era un’opera strategica per la mobilità della provincia, sia per il pendolarismo che per lo spostamento di turisti, la ferrovia veniva, infatti, utilizzata raggiungere le Terme di Fiuggi e, in casi estremi, come durante la nevicata del 1956, rappresentava l’unico mezzo efficiente per rifornire i paesi montani che erano rimasti isolati come Subiaco, Filettino, Trevi nel Lazio, Altipiani di Arcinazzo, Guarcino, Collepardo.

La ferrovia, sia per l’aumento delle ditte private del trasporto su gomma, che per il mutamento dei flussi di pendolari iniziò ad entrare in crisi, le entrate erano inferiori ai costi e piano piano rimase in funzione solo la tratta interna a Roma, prima da Roma Laziali, a lato della Stazione Termini, a Pantano e poi con l’apertura della Metro C ridotta fino a Centocelle. Tratta in cui svolge ancora un ottimo servizio per la mobilità romana.

Oggi, sicuramente, non avremmo usato questo trenino per andare a scuola o al lavoro ma se invece di smantellarlo ne avessimo lasciato intatto un pezzo, qualche chilometro, un solo collegamento fra due comuni dell’area nord della Ciociaria, con dei treni un po’ vintage e avremmo legato questa ferrovia a percorsi enogastronomici, alle terme di Fiuggi, come già accadeva in passato, ai cammini religiosi che attraversano il territorio e al subappenino quanto turismo avremmo attratto sul territorio? Quanto lavoro, quanta ricchezza?

Ora a cent’anni di distanza dal primo viaggio, a noi non rimane che raccontare che c’era una volta il trenino dei ciociari, su cui un giorno viaggiò Faruk, Re d’Egitto e del Sudan, per andare alle terme.

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