L’inquadratura perfetta per ogni foto

E’ nel momento in cui si inquadra il soggetto che si decidono le sorti di una fotografia.

Non l’ho presa da Aforismi.it ed è una mia frase, solo che scritta in corsivo è più figo.

Dopo decenni di litigate si è stabilito che la fotografia è un’arte e quindi si ha la libertà di esprimere la propria creatività però esistono delle regole di base, che fanno riferimento agli studi sulla percezione visiva, le quali possono aiutarci a realizzare scatti visivamente più “armoniosi”.

L’inquadratura è l’azione che, attraverso la posizione del soggetto nell’immagine, ci permette di valorizzare il protagonista della foto e focalizzare l’attenzione su di lui. Grazie all’inquadratura che diamo siamo in grado di dare valore aggiunto al soggetto fotografato: un soggetto perfettamente al centro della fotografia sembrerà più statico di un altro posto in una posizione differente. Poi ci sono anche gli altri elementi che compongono la nostra composizione che incidono sul risultato e dipende tutto dalle nostre scelte, perché la foto nasce da noi.

Le principali regole sulle inquadrature sono mutuate dalla pittura, a partire dalla regola della sezione aurea, basata sul numero di Fibonacci. Per secoli scultori e pittori si sono affidati alle proporzioni auree perché permettevano di dare armonia ed equilibrio ai soggetti. Oggi vale anche per la fotografia.

Un altro schema base per l’inquadratura è la regola dei terzi: si tratta di dividere in nove rettangoli uguali (tranquilli, lo fanno già le fotocamere) e posizionare i soggetti sulle linee e sui punti d’intersezione.

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Questa suddivisione può aiutarci anche a distribuire meglio gli spazi in base all’ importanza che essi hanno. Come nel caso dell’immagine qui sopra. Ovviamente, le eccezioni ci possono stare ed esistono soggetti che al centro dell’inquadratura stanno benissimo.

Sempre dalle antiche arti, la fotografia ha mutuato anche l’uso delle linee prospettiche: prospettiva4.jpg

Vi ricordate quando alle medie vi fecero disegnare quella strada con gli alberi ai lati che più andavano verso il centro e più erano piccoli? Stiamo parlando di quella storia là, né più né meno. Le linee prospettiche servono a dare profondità ad un qualcosa che è oggettivamente bidimensionale, come un quadro o una foto e si possono sfruttare in tanti modi per dare l’idea di dinamicità e tridimensionalità allo scatto.

Quello che bisogna fare è allenarsi a “vedere” il mondo che ci circonda, consapevolmente, con questi schemi, in modo da trovare la migliore inquadratura per la foto che vogliamo realizzare, senza scattare 10mila prove. Inquadrare gli oggetti e soggetti deve diventare istintivo, solo così si riesce a trovare l’inquadratura perfetta per ogni foto.

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